Visualizzazione post con etichetta corpi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta corpi. Mostra tutti i post

30 gennaio 2013

Corpi che parlano e parole che hanno un corpo



Ci sono giorni in cui mi sveglio svogliata e non ho voglia di scrivere/parlare con nessuno e a nessuno.
Mi sento in colpa perchè penso che sempre devo un tanto di cura a chi mi sta intorno e al mondo. Sarà la vecchia e sempre utile oblatività femminile, non so. A volte - e poi mi sento in colpa ancora di più per aver avuto la presunzione di pensarlo -penso anche che c'è qualcuno che apre questo blog per vedere se c'è qualcosa di nuovo. Come autosvalutarsi e sentirsi indispensabili in un colpo solo, un capolavoro dell'esperienza storica femminile, anche questo non è una novità.
Poi leggo altri e sollevo lo sguardo dal mio ombelico per scoprire che sta vicino all'ombelico del mondo. A volte mi capita di voler condividere queste parole con chi mi sta intorno e chi legge.
Oggi lo faccio con queste frasi di Franco Berardi Bifo  su Aaron Swartz e Bartleby (sgomberato per la seconda volta stamattina a Bologna). Che c'entrano? beh, potete leggerlo.  Per stamane io sono felice che mi abbiano ricordato che è possibile l'incontro di corpi che parlano e parole che hanno un corpo. Questo è stato (anche) il femminismo.



"C’è una via d’uscita da questa sindrome suicidaria che ogni giorno uccide nelle fabbriche cinesi, nelle aree rurali dell’India, tra i giovani islamisti e tra i lavoratori cognitivi precari?
Se c’è sta nella creazione di luoghi in cui l’amicizia è incontro di corpi che parlano e di parole che hanno un corpo."

Paola

13 luglio 2012

Corpi, divagazioni, frammenti

Bodies, chips of thoughts, meanderings

Complice la calura estiva che ci "espone" più direttamente allo sguardo altrui? Non so, raccolgo frammenti impressioni schegge con e senza memorie di me attorno al corpo, ai corpi, di carne, in questi giorni.
E di come continuiamo come falene impazzite a inanellare spirali attorno a una carnalità che ci spaventa e ci interroga, sempre: abbiamo cercato di decostruirla, interrogandoci sul piacere e il potere (la donna clitoridea e quella vaginale) sulla norma e la differenza, su identità multiple, indefinite, transeunti. Storicamente abbiamo cercato di depotenziarla, assoggettandola a logiche di potere e disciplina disincarnate. Con l'aiuto della tecnologia tentiamo di smaterializzarla: senza troppo successo, se in un mondo che può offrire, grazie ad essa, una gamma pressoché infinita e sempre aggiornata di svaghi sessuali (magari anche "sicuri" e a basso costo) persistono la prostituzione "tradizionale" - scelta o imposta con brutale violenza che sia - e altre pratiche più o meno libere, significa che l'incontro di due o più corpi, del loro odore, della loro pelle, del loro suono e respiro e materialità del tocco e della voce resiste, fa resistenza. C'è dentro ognuno di noi qualunque sia la nostra scelta situazione preferenza sessuale, comunque la esprimiamo, sempre, come un'acuta nostalgia della presenza incarnata e di un'esplorazione intima e materiale che non può essere mediata da nient'altro. C'è, persiste, nonostante noi, s'incaglia in quelle relazioni che si organizzano mediate dal denaro, implode, insopportabile e terribile,  nell'uso brutale che del proprio corpo si fa come arma nella violenza.
Questo è - ancora? - il nostro limite e un viaggio senza limiti insieme, luogo di straordinaria libertà e dell'annichilimento più estremo allo stesso tempo, luogo senza tempo che ha il suo tempo nel logorarsi della carne, fantasma e materia, dolore e gratuità. Sete che, per definizione, mai verrà soddisfatta.


Paola

29 febbraio 2012

Mary Mellor e la "domanda della Regina"

Mary Mellor: bringing Economics down to Earth

Mary Mellor, eco femminista studiosa di scienze economiche, risponde in questo ottimo intervento di poche settimane fa alla famosa domanda della Regina “perché gli economisti non hanno previsto tutto questo?”.
Nella risposta di Mellor tutto il danno che un’economia disincarnata e astratta ha potuto e può invece molto concretamente fare al mondo reale. Un’economia che si è voluta “scienza esatta” inventando non solo il proprio linguaggio, ma anche le proprie unità di misura e il suo oggetto fuori dalla storia umana dove non hanno cittadinanza i corpi sessuati e incarnati di uomini e donne.
Il senso comune (vs il buon senso…) pretende che l’economia si occupi di soldi, ovvero la cosa più concreta, reale e importante che ci sia. L’economia, come la matematica, non è un opinione, ma una realtà data e imprescindibile. Mellor dimostra come essa sia per lo più una pura invenzione astratta, una pura invenzione che non solo pretende di descrivere il mondo, ma anche di governarlo (per altro, abbiamo già parlato in questo blog della necessità semantica di rivedere il significato della parola economia e delle pratiche che essa descrive) e ci racconta come tutto questo abbia potuto accadere.
Riportiamo l’economia con i piedi per terra e usiamola per dare una risposta ai nostri bisogni.
Paola

9 novembre 2011

11.11.11 - Occupy everything, occupying is feminist!

Non a caso il movimento mondiale si esprime occupando fisicamente in modo permanente le piazze per occupare simbolicamente lo spazio pubblico della discussione politica. E’ una reazione straordinaria alla de- materializzazione violenta e forzosa che tutti abbiamo subito in nome della fungibilità totale al meccanismo di produzione immateriale della ricchezza finanziaria, ultimo approdo di un capitalismo che produce molta ricchezza immateriale con molto sfruttamento reale, brutale e fisicissimo.
Perché noi non possediamo un corpo (da dominare,disciplinare, piegare a fini eterodiretti esattamente come l’ambiente naturale, di cui peraltro facciamo di necessità parte integrante e che non è altro da noi) ma noi siamo il nostro corpo. La materialità del corpo,con la sua esperienza di ritmi e bisogni, è irriducibile: ai ruoli, alle identità ossificate, ai meccanismi dell’economia intesa come espropriazione di sé. Non è mai stato più evidente di adesso. Dopo che tante politiche conciliatore e inclusive per le portatrici di utero, per esempio, hanno fallito, essendo la potenzialità di generare (agita o meno che sia) impossibile da ricondurre ad un calcolo di costi e ricavi. Ci hanno provato sostenendo il valore sociale della maternità: anche questo escamotage mi sembra sia stato, in sostanza, non efficace.
“Occupare” è femminista perché femminista è stata, in origine, la scoperta di una soggettività corporea, l’irriducibile materialità dei corpi differenti che non poteva essere ridotta ad un uno, al neutro maschile (dopo siamo andat* avanti!). Occupare è femminista perché femminista è stato, in origine, l' esplicito riconoscimento che questa differenza, e tutte le differenze, avevano origine in una relazione non paritaria, non neutra, non ripagabile, non equa, da nessuna delle due parti. Lì è la radice della nostra umanissima, concreta esistenza che il signor Mercato (chi è costui?) non può tollerare come tale.
Paola