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15 novembre 2012

Il Parlamento italiano ratifichi la Convenzione di Istambul

C

Council of Europe Convention on preventing and combating violence against women and domestic violence


L'Italia ha appena sottoscritto la Convenzione di Istambul, ovvero la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Istanbul 2011),Convenzione di Istanbul. Ora il Parlamento la deve ratificare perché diventi vincolante anche per lo stato italiano.
 Qui potete trovare il testo completo della Convenzione, uno strumento importante  e avanzato che vincola i paesi memebri dell'Unione ad adeguare la propria legislazione e le proprie poltiche in materia:
 http://www.coe.int/t/dghl/standardsetting/convention-violence/convention_en.asp

La Convenzione specifica in modo inequivocabile come la violenza contro le donne sia da intenedersi come una disciriminazione di genere che viola i diritti umani e prescrive che i Paesi sottoscrittori adottino una prospettiva di genere in tutte le politiche messe in campo per contrastare il fenomeno.

Paola

29 ottobre 2012

Chi è responsabile della violenza? /3

 Who's responsible for violence? /3

Sabato mattina. Diretta rai radio3 da Palermo. Si parla di violenza contro le donne.
Si indagano le cause, si deve trovare una ragione, un bandolo in tanta sofferenza. L'autorevole parlamentare di centrosinistra evoca Berlusconi e il berlusconismo, ricordando come il premier abbia una volta affermato "meglio andare con una minorenne, che essere gay".
Ora io non voglio sottovalutare i guasti che il fare leva sugli aspetti più retrivi del consumismo sessuale maschile nella politica e nella comunicazione pubblica del nostro ex premier hanno prodotto. Sono stati profondi e durevoli. Molte donne e femministe li hanno denunciati, anche alcuni uomini.
Ma mi dispiace, non potete, non possiamo cavarcela così.
La violenza interroga nel profondo tutti noi, tutte noi. Ci invita a non dare risposte facili, a non dire quel che vogliamo semplicemente sentirci dire, da una parte o dall'altra, perché conforti le nostri fragili certezze. E' un viaggio in ciò che ciascuno e ciascuna di noi preferirebbe non vedere, non conoscere, non riconoscere di sé. Vale anche per le cosiddette "vittime": riconoscersi come donne che hanno subito o subiscono violenza non è una facile liberazione, vuol dire fare i conti con un sé così profondamente ferito che spesso si preferirebbe non riconoscere. E la strada per ritrovare e vedere la propria forza e la propria integrità è durissima e senza fine.
In questo viaggio, le scorciatoie non esistono.

Paola

15 aprile 2012

violenza (elettro)domestica: uno spregevole esempio di comunicazione pubblicitaria

La nuova campagna pubblicitaria di Mìele Italia, ideata da Mpr Comunicazione Integrata, gioca sul tema della "pubblicità progresso" presentando una campagna contro la violenza sulle stoviglie (ved. anc he questo post di Giovanna Cosenza)


Non c'è nessuna ironia nel riferimento, quello della violenza sui bicchieri è un problema serio, ingente.
Il che rende la trovata pubblicitaria ancora più agghiacciante e intollerabile nel suo esplicito richiamo alla violenza contro le donne, in particolare quella che si perpetra tra le mura di casa.
La violenza del presunto amato/amante che ti sbatte la testa contro lo spigolo della lavastoviglie che non fa del male al vasellame.
Perché a noi donne ce lo hanno insegnato sin da bambine che prima di tutto bisogna salvare le apparenze e che i piatti sporchi si lavano in casa (senza sbeccarli, altrimenti son botte).

Valentina