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25 ottobre 2012

Chi è responsabile della violenza? /2

Who's responsible for violence? /2

Capita anche di leggere e sentire - soprattutto nei casi di violenze che vengono reputate "meno gravi" - che è sbagliato ricercare e attribuire responsabilità individuali perché ormai quegli indidivdui - un uomo  e una donna, in genere - non sono più tali ma formano una nuova entità a sé stante, la coppia, appunto.
Mi turba profondamente questo passaggio dal riconoscimento del fatto che una relazione costruisce uno scenario specifico, che non è la somma degli esseri in relazione ma qualcosa di più e di diverso, al postulato di un'entità fusionale, indifferenziata, in cui non sarebbe più possibile, e corretto, distinguere le resposabilità.
Se non ci sono confini, infatti,  nessuna comprensione, nessuna mediazione è possibile. In sostanza, nessuna relazione: nessuno scambio, e nessuna crescita.
Riconoscere resposabilità individuali dovrebbe essere sempre possibile non solo da un punto di vista giudiziario (che tale è, la responsabilità, nel nostro sistema penale) ma anche umano e affettivo.  Perché una delle radici della violenza è senz'altro l'incapacità di cogliere e gestire i confini tra sé e l'altro, di accettare i propri limiti e con questo di ridimensionare le minacce al sé che ogni conflitto comporta. Prima che diventino così radicali e inaccettabili da poter essere controllati solo con l'eliminazione fisica di una parte di questo abnorme sé.
Paola

18 giugno 2012

Femminismo, dose (minima) giornaliera raccomandata: Vogliamo riaprire il discorso sulla coppia e sulla famiglia

Feminism, Recommended Daily Allowance

Arrivare ad una legge ci sembra indubbiamente un grande traguardo perché è indispensabile che l'aborto esca dalla clandestinità, che di aborto non si muoia, che quando si decide di abortire si possa farlo in condizioni umane e che donne si liberino dalla colpa e dalla vergogna.
Tuttavia il problema dell'aborto ci porta "oltre".
[...]
Vogliamo riaprire il discorso sulla coppia e sulla famiglia. [...]
Liberarsi dai vecchi schemi non significa per questo accettare quanto ci viene contrabbandato per "liberazione sessuale". Sappiamo bene che la cosiddetta liberazione sessuale ha significato quasi sempre un uso più facile del corpo della donna da parte dell'uomo, sacrificando i bisogni della donna.
Abbiamo parlato della sessualità proprio perché dalla costruzione di una sessualità non subordinata, dalla riappropriazione del proprio corpo parte ogni discorso di superamento della violenza dell'aborto

Documento conclusivo del seminario delle donne del movimento Cristiani per il socialismo, 1976

Paola