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28 gennaio 2015

Un atto di rottura epistemologica

"Ma visto che vi amo, miei coraggiosi simili, vi auguro di perdere anche voi il coraggio. Vi auguro di non avere più la forza di ripetere la norma e di fabbricare l’identità, di perdere la fede in quello che dicono i vostri documenti su di voi. E una volta che avrete perso il vostro coraggio, stanchi di gioia, vi auguro di inventare un modo per l’uso del vostro corpo. Proprio perché vi amo, voglio che siate deboli e disprezzabili. Perché è attraverso la fragilità che opera la rivoluzione" (Paul B. Preciado)

http://www.internazionale.it/opinione/beatriz-preciado/2014/11/18/il-coraggio-di-essere-se

                                                                                                                                                        MGrazia

11 ottobre 2011

I don't agree with the regime! o di come le bambole non sono tornate al Festival di Internazionale grazie a Beatriz Preciado


Avvertenza
I virgolettati sono citazioni letterali tradotte e riagganciate da me (dunque non più letterali).
Ho scelto di riportare le parole delle intervenute perché é così che volevo costruire il mio racconto.
Di conseguenza, anche se ci sono citazioni letterali, questo é il mio racconto, é solo il mio racconto.

Antefatto
Sabato 1 ottobre 2011 si é tenuto a Ferrara un incontro dal titolo “Il ritorno delle bambole”, sono intervenute Michela Marzano, Beatriz Preciado, Natasha Walter, ha moderato Loredana Lipperini.
Quello che segue é “il post lungo”.

Parto da una considerazione, che nella sua evidenza può anche sfuggire: il titolo dato all’incontro sostiene una tesi, quella del libro Living Dolls di Natasha Walter, una tesi che Michela Marzano per molti versi condivide e che é lontanissima dal pensiero di Beatriz Preciado.
La bambola che ritorna non é una bella medusa cyborg, né tantomeno un corpo di plastica, é un corpo di donna “iperfemminile” che diventa modello per le ‘giovani’, un modello che viene inculcato sin dall’infanzia attraverso i giochi, attraverso - ad esempio, guarda caso - quella bellezza bionda/castana/mechata di Barbie (Walter).
Ma, come afferma immediatamente Preciado: “Barbie all'inizio era una puttana (Barbie doll was a whore in the beginning)”!
Preciosa Preciado, che ha trasformato quello che sembrava voler essere un siamo-tutte-indignate discorso sulla disgraziata rappresentazione contemporanea della donna - intesa come portatrice non distratta di vagina - in una riflessione che é fuggita dagli stereotipi, per svelare che sono proprio certe posizioni in apparenza “buone e giuste” che contribuiscono a ossificarli, “non é solo la donna che viene oggettificata, anche il desiderio maschile é costruito in questo modo di merda (in this garbage way)”.
“Viviamo in un regime binario fortemente normativo - continua Preciado - col quale non dobbiamo identificarci. Quante persone possono scegliere il proprio genere? Noi non abbiamo scelta! Dobbiamo espandere il modo in cui pensiamo il genere e la sessualità. Il femminismo non riguarda la donna. Come soggetto politico noi possiamo dire: Io non approvo questo regime!”.
E alla considerazione di Walter: “Ma il femminismo riguarda l’iconicità, dunque riguarda il maschile e il femminile”, Preciado risponde: “Io non voglio essere identificata/o per mezzo dei miei genitali”.
Marzano, in questa impari diatriba, si é assestata su una posizione povera, poverissima, con l’intenzione di farla passare per raffinata e acuta (e mi ha rafforzato nell’idea che non ha proprio idea e che, come succede troppo spesso qui da noi, é diventata l’autorità parlante di cose di cui non dovrebbe parlare): “In Italia si é persa di vista la figura dell’alterità. Io non so cosa é una donna, però so che sono una donna. Il discorso femminista diventa pedagogico per via del flagello del discorso berlusconiano. La chiave di volta oggi é la bellezza. Negli anni ’70 la pornografia serviva a liberare il desiderio delle donne. In Italia altro che post-pornography, siamo alla pre-pornography. Bisogna decostruire l’ambiente socioculturale dentro al quale si fanno i discorsi sul sesso”.
Seguono statistiche di Walter sul numero di prostitute che hanno subito molestie.
“Parlare della relazione tra prostituzione e abuso sessuale é inquietante (fastidioso). Quante donne che lavorano nei supermercati hanno subito molestie?”, in un regime normativo non c’é scelta, non abbiamo la scelta di non essere sex worker, di non essere sposate, di non avere bambini. Che differenza c’é tra lavorare con le proprie mani e lavorare con la propria vagina quando al fondo c’é una questione di classe, quando al fondo c’é il dato che viviamo in un regime che sfrutta il nostro lavoro a fini produttivi?

La differenza tra rivoluzione e aggiustamento dovrebbe essere evidente, ed io che odio il condizionale mi trovo costretta ad usarlo, perché questa evidenza non é data.
Il femminismo é rivoluzionario, il femminismo deve essere rivoluzionario.
Un pensiero rivoluzionario va alla radice delle questioni, in profondità, con un’intelligenza pura che analizza tutte le sfumature, non le nega.
Un pensiero rivoluzionario rompe le cose che si aggregano per abitudine e per facilità.
Un pensiero rivoluzionario pronuncia parole fastidiose per le orecchie tappezzate di velluto.
Mi sembra che tanti discorsi oggi nascondano invece - a volte anche inconsciamente - la nostalgia per “vizi privati e pubbliche virtù”.

Valentina

P.S. Segnalo che l’unica a utilizzare i termini prostituta e puttana é stata Beatriz Preciado, a detrimento delle mie orecchie e delle mie viscere sono volati un sacco di “escort”.

1 ottobre 2011

Beatriz Preciado a Ferrara

"Instant post" about terrific Beatriz Preciado's speech at the "Internazionale" festival.
Un "instant post" sul meraviglioso intervento di Beatriz Preciado al Festival di Internazionale. Traduco - non letteralmente - dai miei appunti la risposta ad una domanda del pubblico, con il proposito di scrivere in seguito qualcosa di più sull'incontro (il qualcosa di più lo trovate qui).

Domanda/Question 
Perchè il femminismo non è entrato in una fase violenta?
Why feminism don't came into a violent step?

Beatriz Preciado
Tutta  la storia dell'occidente è una storia di politiche di guerra.
Ogni relazione di potere è stata instaurata attraverso la violenza.
Noi siamo state per troppo in una posizione di schiavitù, per questo abbiamo ideato delle tecniche per cambiare la società senza usare la guerra.
Il femminismo ha inventato qualcosa di diverso per trasformare la società senza guerra.
Noi abbiamo qualcosa da dire in questo momento chiave della storia.

The all history of the west is a history of war.
Every power relation was established through violence.
We being in the position of slave for too long, we have techniques for changing society without using war technique.
Feminism invented some different ways of transforming society without war.
We have something to say in this key moment of history.
Valentina