16 gennaio 2013

Dal paesino di Sant'ilario al web

Da qualche giorno si discute di crescente bullismo contro ragazze considerate troppo aggressive e disinibite. Trovate qui e qui un paio di interventi, da prospettive diverse, che secondo me vale la pena di leggere.
Il fatto è che ad additare al pubblico virtuale sdegno la scarsa morale di ragazzine troppo disinvolte sui social network sono le coetanee, le amiche, le compagne di scuola (più dei maschi, non gli adulti), in rivolta contro le #troiedellamiascuola, appunto. Si sa che i social network e la rete possono essere luoghi estremamente violenti e impietosi almeno quanto aperti e interessanti: è una esperienza che chiunque li frequenti prima o poi ha avuto modo di fare. E questo è uno dei corni del problema.
Si sa che l'invidia e la complicità delle donne hanno a lungo, tenacemente e efficacemente lavorato contro la libertà femminile. La storia, l'immaginario, la tradizione sono piene di donne nemiche di altre donne. Eppure, per un breve momento storico, è sembrato che nella libertà di ciascuna potesse realizzarsi la libertà di tutte, impegnate a scoprire da sole quali desideri realizzare e quale posto nel mondo occupare. Si è trattato solo di una breve allucinazione? Davvero non c'è soluzione di continuità tra la  ferocia del controllo sociale agito da madri, nonne e suocere agguerrite guardiane della moralità di altre donne e la gogna su facebook?
E' impossibile non vedere come ancora funzioni con spietata efficenza la logica dei due pesi e due misure fra maschi e femmine (volutamente qui ignoro tutto quello che ci può stare in mezzo o andare oltre). Come si colpisca il comportamento delle femmine quando diventa speculare a quello dei maschi. Ed è qui che secondo me si annida, si nutre, cresce iinvisibile un di più di violenza: quando le femmine diventano specchio dei maschi, del maschio. Perché non solo così si sovverte un ordine che ancora ostinatamente si vuole gerarchicamente costruito attorno alla libertà, all'egiosmo, alla anafettività maschile. Perchè così si mostra, come in uno specchio, la miseria del nostro fallimento nella costruzione di relazioni libere e pacifiche. Consegnandoci alla violenza estrema e non mediata di una competizione senza fine e senza esclusione di colpi per piazzarsi vincenti sul mercato della vita e dell'amore, obbligandoci a una eterna invidia che nessuna solidarietà può più lenire e guarire.
Paola

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