17 marzo 2014

Femminismo, dose (minima) raccomandata: Femministe a parole. Grovigli da districare

 Lea Melandri, Differenza. E le sue aporie, in Femministe a parole, p. 71-77:

"Oggi, saltati i confini tradizionali tra casa e polis, assistiamo a una femminilizzazione dello spazio pubblico, intesa non solo come presenza crescente delle donne, ma come valorizzazione del femminile. Che non significa: delle donne reali. Il corpo, la sessualità, la maternità si emancipano in quanto tali, senza alcun ripensamento critico: si sono liberati di alcuni vincoli, ma non hanno perso i segni che la storia vi ha impresso sopra. Se in passato l'emancipazione è stata "fuga dal femminile", oggi è il femminile a prendersi la sua rivincita. Sono le donne stesse che decidono di impugnare attivamente quelle che sono state le ragioni della loro sottomissione: la seduzione e le doti materne. E' una valorizzazione della differenza che viene dal mercato, dall'industria dello spettacolo, dalla nuova economia (Valore D) - come "risorsa" e "valore aggiunto" -, ma che le donne stesse, e anche parte del femminismo, sono tentate di considerare una opportunità" (p.76-77)
MGrazia


09 febbraio 2014

Una questione di Cittadinanza

La campagna internazionale "One Billion Rising" anche quest'anno per il 14 febbraio chiamerà a raccolta un miliardo di persone. Nel 2013 l'obiettivo fissato dalle organizzatrici era di carattere prettamente culturale: mobilitare donne e uomini contro la violenza sulle donne e le bambine. Quest'anno la posta in gioco è tutta politica e la mobilitazione ha lo scopo di chiedere giustizia: "Fino a quando i governi non chiederanno perdono e faranno ammenda Insieme a capi di stato, mariti, fidanzati, padri, fratelli, preti, mullah, ministri, zii, datori di lavoro, dirigenti d’azienda", recita il manifesto 2014.
Questo passaggio pone, senza lasciare troppo spazio a dubbi, la questione dell'oppressione di un sesso sull'altro, che non riguarda la sfera privata ma investe in pieno quella pubblica e, dunque, mi è sembrato un utile appiglio per ragionare sulla cittadinanza dis-pari delle donne.
"Fino a quando i governi ... non faranno ammenda" ci ricorda, se ce ne fosse bisogno, che la questione della violenza sulle donne è questione politica e deve - dovrebbe - essere affrontata  in idonee sedi istituzionali, non soltanto attraverso leggi di tutela e misure per facilitare le denunce. Si tratta di riconoscere alle donne un diritto di cittadinanza piena, effettiva, stabilendo che la violenza sul corpo delle donne e delle bambine non si limita all'aggressione sessuale, ma che è istituzionalmente perpetrata ogni qualvolta si promulgano leggi tese a limitare la titolarità delle donne sul proprio corpo. 
Esiste infatti una peculiare forma di proprietà privata che le donne hanno sul proprio corpo, sulla propria sessualità, della quale siamo state paradossalmente private: "La piena sovranità procreativa è requisito imprescindibile della cittadinanza femminile" scrive Emma Baeri nel saggio Cittadine in transizione. Spunti di riflessione per una cittadinanza differente (2007).


Per questo mi è parsa interessante e particolarmente evocativa l'iniziativa che il 7 febbraio scorso ha visto protagoniste poco più di 200 donne, le quali si sono recate presso gli uffici di Registro della proprietà di diverse città spagnole per registrare il proprio corpo. Si è trattato di un gesto simbolico, certo, uno dei tanti per manifestare contro il progetto di legge di riforma dell'aborto, in discussione in Spagna, e per chiedere le dimissioni dell'estensore, il ministro della Giustizia Alberto Ruiz Gallardon. Il dato rilevante, tuttavia, è che si è trattato di un atto pubblico: registrare la proprietà del proprio corpo per rivendicare il diritto a decidere. 
"Solo una donna, solo quella donna, sa cosa è giusto o sbagliato fare in questa scena "arcaica" della generazione umana, della quale il suo corpo è soggetto primario, indiscutibile" (Baeri, Cittadine in transizione). 
Seguendo il percorso diacronico della cittadinanza femminile non ci resta che ritornare al 1791, a
quella Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina in cui Olympe de Gouges - giocandosi la testa, è il caso di ricordarlo - ha svelato il paradosso di una universalità dei diritti (Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, 1789) che manca della sua attribuzione al genere femminile, riconoscendo alle donne un peculiare diritto di proprietà, quello sul proprio corpo, da cui partire per avanzare la pretesa di un contratto sociale ad esso conforme.


Nell'articolo 12 della Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina Olympe scrive: "La garanzia dei diritti della donna e della cittadina implica un più generale interesse comune; questa garanzia deve essere istituita a vantaggio di tutti e non solo per l'interesse privato di coloro ai quali è attribuita". 
A vantaggio di tutti, dunque, Olympe ha codificato "il diritto delle donne ad una differente uguaglianza", che implica "il diritto ad avere garantita la libertà riproduttiva [...], un lavoro equamente retribuito e differentemente organizzato, una rappresentanza politica adeguata ... ".
Per lei, del resto, la questione era già cristallina: "non era il corpo femminile a doversi piegare alla polis, ma la polis a quel corpo, nell'interesse generale(Baeri, Cittadine in transizione).
MGrazia




22 novembre 2013

Donne che sostengono la libertà delle donne

Si tratta di un'iniziativa promossa dall'Associazione Orlando e avrà luogo a Bologna il 23 novembre (dalle 10:30 alle 16:00) presso la Sala Archivio del Centro di Documentazione delle Donne (via del Piombo 5). L'incontro, almeno nelle intenzioni delle organizzatrici, sembra voler dare voce ad un dialogo pubblico su come, in contesti e periodi diversi, gruppi o singole donne hanno sostenuto con patrimoni personali, raccolte collettive e forme di imprenditoria il movimento delle donne e i progetti politici ed esistenziali di libertà femminile. Dalle donne la forza delle donne? Al momento è solo un quesito. Ad ogni modo, sabato ci sarà spazio per storie, esperienze e proposte. A quest'ultimo aspetto si lega anche la nostra presenza.
wedwellinpossibility è stato invitato a presentare la propria iniziativa e ad illustrare le ragioni metodologiche e politiche per cui si scelto di avviare una campagna di raccolta fondi dal basso per finanziarne la realizzazione. Chi volesse saperne di più, può partecipare all'incontro di sabato oppure accedere a Ma la mamma te ne ha mai parlato? con un click e magari pigiare il tasto verde (SOSTIENI) in alto a sinistra. 

MGrazia

16 settembre 2013

Ma la mamma te ne ha mai parlato?

Con questo titolo abbiamo lanciato una campagna di crowdfunding per finanziare la realizzazione del progetto a cui l'iniziativa e la riflessione di questo blog è legata.



Per un glossario delle parole nel femminismo italiano nasce allo scopo di far conoscere la riflessione femminista dagli anni settanta agli anni novanta, perché pensiamo sia necessario rendere accessibile ad un pubblico più ampio un pensiero molto ricco, che è stato spesso oggetto di una divulgazione ‘superficiale’.
Il percorso di ricerca su cui ci muoviamo da circa tre anni ci ha portato all'individuazione di 7 parole-chiave: Corpo, Identità, Lavoro, Politica, Pratiche, Sessualità, Violenza. Abbiamo deciso di condividere questa ipotesi di lavoro con altri, studiosi e non, per scelta metodologica e politica: per dimostrare che l’incrocio tra i luoghi più tradizionali del dibattito scientifico e culturale e quelli più nuovi, non genera un cortocircuito ma, al contrario, allarga il respiro della produzione culturale.
Da questa volontà è nato, in prima istanza, questo blog che, seppure ‘pigro’, è per noi un laboratorio del glossario e uno strumento di condivisione delle idee.
In seguito, l’idea del glossario e l’approccio analitico individuato per la sua realizzazione sono stati presentati nel corso della nona European Social Science History Conference, ospitata dall’Università di Glasgow (11-14 aprile 2012). In quell’occasione ci è stato possibile avviare un confronto con studiose provenienti da varie parti del mondo (Danimarca, Russia, Svezia, Canada, Gran Bretagna) e di verificare l’interesse suscitato dall’argomento. Speravamo, certo, che ci fosse un interesse per il femminismo italiano, non credevamo fosse tanto grande.
Poco dopo la conferenza l’editrice anglo-americana Mellen Press ci ha proposto la pubblicazione del glossario in lingua inglese. Questa opportunità ci è parsa irrinunciabile.
Chi volesse aiutarci con un piccolo contributo a completare il lavoro, può farlo sostenendo il progetto Ma la mamma te ne ha mai parlato? su produzioni dal basso. Grazie.


progetto grafico ©takecommaseriously





 

27 giugno 2013

put on your pink running shoes and go


La solitaria 'traversata' di Wendy Davis per far deragliare la legge anti-aborto nello stato del Texas, di tweet in tweet, è già probabilmente una notizia 'scaduta'
Vale la pena ritornarci per vedere quali i varchi di possibilità che possono aprirsi in una vita. Documentandosi un po' si scopre che la senatrice Davis, figlia di madre single, da venditrice di succhi di frutta è riuscita a 19 anni, a sua volta divorziata e con una figlia, ad entrare all'università per poi essere ammessa alla Law School di Harvard. Sarà ricordata per avere con un discorso di oltre 11 ore evitato che passasse una legge per la limitazione della pratica abortiva in Texas. 
Una prova anche fisica, considerando gli obbighi imposti dal protocollo nel pronunciare un discorso: bisogna stare dritti in piedi, senza appoggiarsi e senza fare pause neppure quella per andare in bagno.
Questa singolare esperienza mi ha fatto pensare che le rivoluzioni in Occidente si fanno altrove non certo qui da noi. Non so proprio immaginarmi alcuna delle nostre deputate o senatrici sobbarcarsi il peso di una campagna ostruzionista (o di civiltà) condotta anche in autonomia per la difesa dei diritti delle donne: tanto ancillare è diventata la presenza delle donne nella politica italiana. Non si spiega diversamente il vuoto di diritti che tocca in particolare le donne e l'autodeterminazione sul nostro corpo. Ripercorrendo rapidamente i post che da questo blog abbiamo dedicato direttamente o indirettamente alla legge sull'aborto - ne abbiamo ricostruito l'iter e, via via, ricordato l'anniversario, la costante messa a rischio, le formule per limitare il danno, nonchè il campo minato in cui le donne italiane si trovano quando oggi, anno 2013, intendano sottoporsi alla ivg (interruzione volontaria di gravidanza) - mi sorge il dubbio che non eravamo, non siamo correttamente equipaggiate.
Forse sarà meglio bandire le birkenstock, già succedute alle gloriose zeppe, per delle più adeguate running shoes in varie sfumature di rosa, 





già iconiche!
 MGrazia

13 maggio 2013

Avere figli non è più un destino ma nasconde ancora tanti vincoli segreti


Segnalo il bell'articolo di Lea Melandri sulla maternità che ci ricorda come, pur essendo irto e accidentato, quello dell'autoderminazione è un percorso da intraprendere.
MGrazia



09 maggio 2013

Le donne libere/liberate e l'ordine maschile della società


Su questa finestra ultimamente è calata una spessa tenda di silenzio. Pesante, non fa passare l'aria e scherma fastidiosamente la luce.
Faccio molta fatica a prendere parola ... quello che mi accade intorno - dalla politica alla violenza sociale diffusa, alla grossolana verbosità che non ci da tregua a lavoro come per strada - accartoccia anche la più piccola velina di speranza. Eppure ci sono eventi che spingono a parlare anche se comprendo la sterilità del gesto.
Come se non bastassero i continui attacchi all'individualità femminile, all'autoderminazione delle donne, oggi si aggiungono nuovi e meschini insulti.
Le donne senza figli sono persone che non si assumono le proprie responsabilità e che non vogliono crescere. Questo più o meno ha detto il papa nella giornata dedicata alla figura della madre (tale nella coppia eterosessuale). Inoltre, se si è tanto irresponsabili da non avere figli e indossare i tacchi e magari il rossetto, e perchè no una canotta ora che viene estate, beh essere aggredite, per strada o in casa o sull'autobus, picchiate, violentate, sfigurate, uccise -  è cosa normale. E' cosa tanto normale da non dovere essere neanche discussa pubblicamente. E' certo non lo possiamo fare noi!
Una campagna di civiltà per il rispetto del corpo delle donne e non solo delle donne, ma anche di quello delle bambine e dei bambini, non è una nostra battaglia sorelle.
E' una battaglia tutta dei maschi, ma evidentemente sono troppo vigliacchi per poterla fare ad alta voce.
MGrazia

22 marzo 2013

Grillo arrenditi, sei circondato

Mi ripeto: passare la vita a fare distinguo è faticoso e frustrante, ma resta spesso necessario. A volte prende una botta di entusiasmo che è giustificato più dal proprio desiderio di felicità che da ponderata analisi - e d'altra parte, senza lucida follia, senza una coraggiosa deriva nel sé e nelle altre, non sarebbe mai esistito il femminismo. Così interpreto l'impeto di Paola Tavella che saluta nell'affermazione del movimento 5 stelle la fine del patriarcato. Certo, elettori e attivisti di M5S non sono Grillo, molti pressanti domande alla politica e alla democrazia sono condivisiibili, ma poi leggo questo post scritto da Grillo e l'inquetudine ostinata che mi prende quandp leggo affermazioni del genere di quelle fatte da Tavella, prende il corpo della rabbia. Perché il femminismo è stata una cosa seria, e che signori maschi bianchi di mezz'età ossessionati dalla loro identità sessuale e variamente collocati nell'arco parlamentare ne facciano strame, è comprensibile e non sorprendente. Più sosprendente sinceramente che riscuotano tanto credito e a loro e a ciò che hanno suscitato vada attribuita addirittura la fine del patriarcato.
Al sig. Grillo vorrei dire arrenditi, sei circondato. Da donne che, purtroppo per te, intendono darla quanto, quando e a chi pare a loro. E che non "ci stanno", "fanno" quel che a loro va.

Paola


14 marzo 2013

Tempi duri e complicati: su grillismo e decrescita

Viviamo tempi duri e complicati e a volte accade di tacere, per riprendere fiato.
Seguo con interesse un filino morboso la discussione in rete sul sucesso del MoVimento 5 stelle, sulla sua natura e le sue gesta. Tra le altre, trovo particolarmente interessanti le analisi di WuMing e di Ida Dominjanni e quelle di Giuliano Santoro (autore de Un grillo qualunque).
Molte volte sono stata sul punto di rimettere il dito sulla tastiera per questo blog ma qualcosa sino a stamani mi ha sempre bloccata, non so dire esattamente perché. In un'epoca dal gusto così tranchant mettersi a precisare e distinguere mi pareva soltanto tentare di vuotare il mare con un cucchiaino, e francamente, forse ci sono modi migliori con cui mettere a frutto la propria fugace permanenza in questa valle di lacrime (habemus papam!).
Ma perdere il vizio è dura, e rispetto al supposto endorsement di Serge Latouche per Grillo, e la discussione che si è successivamente scatenata sul rapporto tra il MoVimento e la Decrescita, come non precisare:

- che esistono diverse declinazioni del concetto di decrescita. Quella più interessante - a mio parere - è la proposizione di una teoria economica di chiare radici marxiane, che supera alcune analisi del marxismo nel senso di includere nei fattori di produzione i limiti della biosfera (la natura, l'ambiente, non considerati come limitati -anzi, spesso non considerati tout court- né dalgi economisti classici né da quelli marxisti). La loro inclusione in una teoria economica farebbe emergere nuove, dirompenti e difficilmente risolvibili contraddizioni nello sviluppo capitalistico. In Italia, ne ha scritto un economista come Mauro Bonaiuti (autore de Obiettivo Decrescita).

- che nel mondo anglosassone, esiste poi un interessante filone di riflessione eco-femminista, anche qui di chiara e dichiarata ispirazione marxista, che accosta la negazione dell'apporto essenziale del lavoro femminile alla ripruduzione delle condizioni di vita necessarie a loro volta alla produzione capitalistica alla negazione dell'apporto delle risorse naturali al processi di produzione nel senso del punto precedente. La maggiore esponente di questo eco-femminismo di ispirazione marxista, piuttosto negletto in Italia dove queste analisi hanno avuto scarsa fortuna perchè dafli anni ottanta in poi la riflessione si è concentrata sul simbolico e sulla filosofia della differenza sessuale saltando a più pari un'analisi di stampo più "materialistico", è Mary Mellor. Ne abbiamo parlato spesso su questo blog, in numerossismi post che potrete rintracciare, tra cui questo.

- che ci sono profonde differenze tra le opere paternalistico/divulgative di Maurizio Pallante, di scarso se non nullo spessore teorico, e la riflessione di Serge Latouche, che è comunque un economista di formazione solidamente marxista e terzomondista, che ha vissuto molti anni in Africa e ha iniziato da lì la sua produzione intellettuale riflettendo sui guasti del colonialismo e dei cosìddetti paesi in via di sviluppo. Gli scritti di Pallante presentano in effetti una miscela piuttosto riuscita di divulgazione accessibile, fai da te antintellettualista, semplificazione teorica che occulta il conflitto: posso immaginare siano graditi a molti 5stelle, non è difficile stiracchiarli in direzioni anche opposte e comunque bypassano a pié pari una seria critica politica alla fase attuale del capitalismo.

La pochezza e vaghezza della produzione di Pallante, come le altrettanto vaghe simpatie grilline per una  indetereminata  "decrescita" a mio parere non sono sufficienti a bollare tutta la teoria come "di destra" e per "borghesi occidentali" e non possono essere usate come termometro della plausibilità ideologica di un dibattito complesso e a mio parere molto più ricco di così.

Ecco, ho svuotato la mia basca da bagno. Un buon vaffa a tutti.
Paola

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05 marzo 2013

Io, sovversiva


Coltivo la memoria e custodisco le speranze delle donne del 1943.


Dopo le ultime elezioni non ho fatto altro che pensare alla resistenza delle donne. Sarà per il clima da ottobre del '22 che si respira in questi giorni, sarà per la paura di vedere sgretolarsi alcuni puntifermi della mia cittadinanza politica. 
Quello che mi ha sempre colpito delle donne del 1943 - tutte resistenti, anche se non necessariamente partigiane - è stata la loro straordinaria capacità di discernimento. è stato il loro risveglio dopo vent’anni di regime fascista, quando l’otto settembre 1943 con azione eclatante, spontanea e non-organizzata riuscirono a realizzare il più grande travestimento di massa della storia. Quel risveglio non è stato facile né scontato. Ha imposto una scelta, certamente libera ma senza la quale non si sarebbero potuti accettare i rischi connessi alla guerra in corso, maggiori per le donne che non per gli uomini.
Fare i conti con la violenza, agita e subita. Da un lato, l'improvvisa famigliarità con l'uso e il possesso delle armi, dall'altro la cattura e carcerazione in campo di concentramento, oltre che la violenza fisica e sessuale inflitta alle donne con calcolata lucidità nelle carceri fasciste così come a scopo "castale" lungo il passaggio dei fronti (a Cassino come a Sasso Marconi).



Nel rischio di sé, della perdita di sé, quelle donne hanno avuto la forza di parlare di emancipazione e diritti, poiché il campo del possibile doveva apparire loro infinitamente grande.
Dopo la Liberazione il campo del possibile si è richiuso su desideri e aspirazioni con l'affermarsi di una politica fatta per gli uomini e dagli uomini in un trionfo di familismo e paternalismo, che hanno svilito l’azione delle donne e spesso anche la loro memoria. E come sappiamo, le iniziative femministe successive non hanno scalfito la politica del "maschio", anzi si sono avvizzite sulle pari opportunità e lo sterile tentativo di un loro riconoscimento e applicazione.
Nonostante tutto, il voto, quello sì che è stata una conquista delle donne del '43 - a costo della vita!


La mia cittadinanza politica ha l'eco del grattare metallico delle biciclette autarchiche e porta in dote con una matita la speranza di un domani lucente "dove sia libera ogni gioia". La memoria e le speranze delle donne del 1943 stanno tutte lì, in due sottili tratti di lapis - tracciandoli, sovverto. E se non dovesse bastare, resisterò
MGrazia

22 febbraio 2013

Le sovversive non votano?

La faccia paffuta di Emma Goldman è comparsa sulla cassetta della posta. Racchiusa in un adesivo 5x8 mi punta con lo sguardo un po' strabico - "Le sovversive non votano!", dice.
La cosa mi incuriosisce e per un attimo mi distrae dalla bolletta del telefono, che lo so già finirà sulla mensola con le altre, scadute. Ho fretta di controllare dove, come, quando lo ha detto... ricerca per ora vana e senza costrutto.
Un dubbio si insinua però: "sovversivo" chi è? Come matura questa percezione si sé?
Nell'orizzonte ideologico di Emma è plausibile, ma qui e ora? 

MGrazia