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17 marzo 2014

Femminismo, dose (minima) raccomandata: Femministe a parole. Grovigli da districare

 Lea Melandri, Differenza. E le sue aporie, in Femministe a parole, p. 71-77:

"Oggi, saltati i confini tradizionali tra casa e polis, assistiamo a una femminilizzazione dello spazio pubblico, intesa non solo come presenza crescente delle donne, ma come valorizzazione del femminile. Che non significa: delle donne reali. Il corpo, la sessualità, la maternità si emancipano in quanto tali, senza alcun ripensamento critico: si sono liberati di alcuni vincoli, ma non hanno perso i segni che la storia vi ha impresso sopra. Se in passato l'emancipazione è stata "fuga dal femminile", oggi è il femminile a prendersi la sua rivincita. Sono le donne stesse che decidono di impugnare attivamente quelle che sono state le ragioni della loro sottomissione: la seduzione e le doti materne. E' una valorizzazione della differenza che viene dal mercato, dall'industria dello spettacolo, dalla nuova economia (Valore D) - come "risorsa" e "valore aggiunto" -, ma che le donne stesse, e anche parte del femminismo, sono tentate di considerare una opportunità" (p.76-77)
MGrazia


15 novembre 2011

Occupying is feminist part 2: the “invisible hand of the market”

Letting technocrats run the Europe

Da una parte corpi concreti, nella loro irriducibile materialità e differenza, nei loro tormenti quotidiani, dall’altra la famosa mano invisibile del mercato, e i signori tecnocrati, neutri, puliti, non contaminati dalla politica, dalla realtà, dalla materialità dei corpi.
Asettici scienziati dell’economia (ma che cos'è l’economia? Il pane quotidiano con cui manteniamo in vita i nostri corpi, o un grafico perfetto protetto silenzioso immateriale protetto dal rumore e dalla sporcizia della vita?) in grado di curare, purché indisturbati e ben separati da ogni contaminazione mondana, il malato. Cioè il grafico perfetto protetto immateriale silenzioso. Il resto non li riguarda.

La fine di Berlusconi e del berlusconismo rischiano di segnare invece che una ripresa degli spazi democratici in questo paese l'asfissia definitiva della politica. L'emergenza tritura tutto come una megamacchina implacabile che ha perso persino il volto, detestabile ma umano, del tiranno nudo, volgare e stupido.

Quest'ossessione del tecnico che proprio perché tale ha le soluzioni incontrovertibili per tutti mi butta proprio male. E per le donne, ça va sans dire, male due volte.
C’è chi pensa che l’arrivo dei tecnocrati faccia dell’Italia (e della Grecia) un laboratorio politico europeo se non mondiale (ricordate? È già successo nella storia…), e che il pulito e imparziale tecnocrate sia la nuova ennesima maschera di volgari, concretissimi interessi di classe: qui.
E’ senz’altro vero. Ma io ci vedo un pericolo più profondo: un riduzionismo economico ancora più feroce, assoluto e radicale di quello che ci ha portato sin qui. La piena cancellazione di quell’impiccio che sono i corpi differenti di donne e uomini, coi loro vari umani bisogni.


Paola

9 novembre 2011

11.11.11 - Occupy everything, occupying is feminist!

Non a caso il movimento mondiale si esprime occupando fisicamente in modo permanente le piazze per occupare simbolicamente lo spazio pubblico della discussione politica. E’ una reazione straordinaria alla de- materializzazione violenta e forzosa che tutti abbiamo subito in nome della fungibilità totale al meccanismo di produzione immateriale della ricchezza finanziaria, ultimo approdo di un capitalismo che produce molta ricchezza immateriale con molto sfruttamento reale, brutale e fisicissimo.
Perché noi non possediamo un corpo (da dominare,disciplinare, piegare a fini eterodiretti esattamente come l’ambiente naturale, di cui peraltro facciamo di necessità parte integrante e che non è altro da noi) ma noi siamo il nostro corpo. La materialità del corpo,con la sua esperienza di ritmi e bisogni, è irriducibile: ai ruoli, alle identità ossificate, ai meccanismi dell’economia intesa come espropriazione di sé. Non è mai stato più evidente di adesso. Dopo che tante politiche conciliatore e inclusive per le portatrici di utero, per esempio, hanno fallito, essendo la potenzialità di generare (agita o meno che sia) impossibile da ricondurre ad un calcolo di costi e ricavi. Ci hanno provato sostenendo il valore sociale della maternità: anche questo escamotage mi sembra sia stato, in sostanza, non efficace.
“Occupare” è femminista perché femminista è stata, in origine, la scoperta di una soggettività corporea, l’irriducibile materialità dei corpi differenti che non poteva essere ridotta ad un uno, al neutro maschile (dopo siamo andat* avanti!). Occupare è femminista perché femminista è stato, in origine, l' esplicito riconoscimento che questa differenza, e tutte le differenze, avevano origine in una relazione non paritaria, non neutra, non ripagabile, non equa, da nessuna delle due parti. Lì è la radice della nostra umanissima, concreta esistenza che il signor Mercato (chi è costui?) non può tollerare come tale.
Paola

30 luglio 2011

Abracadabra No Tav

Splendide, decisamente splendide, le donne No Tav di Chiomonte che al grido "tremate, tremate, le streghe son tornate" lanciano funesti incantesimi contro le forze dell'ordine che - giorno e notte, in tenuta antisommossa - presidiano il territorio in difesa di un'opera inutile e violenta.

to be continued...
Valentina